Villa Giusti a Mandria

Padova

Villa Giusti Mandria Padova

Villa Giusti, conosciuta anche come Villa Armistizio, deve la sua fama ai negoziati che vi furono condotti nell’ottobre del 1918 tra le autorità militari italiane e i plenipotenziari austriaci, che nella serata del 3 novembre 1918 presso la sala al piano nobile della villa portarono alla firma dell’armistizio ponendo di fatto fine alla Prima Guerra Mondiale. Il cessate il fuoco entrò in vigore alle ore 15 del 4 novembre 1918. Completamente restaurata nel XIX secolo da un’originaria costruzione di proprietà dei Capodilista, nei giorni dell’Armistizio era di proprietà del conte Girolamo Giusti del Giardino, di nobile famiglia veneta, già sindaco di Padova dal 1890 al 1897 e senatore del Regno d’Italia dal 1915. La villa fu molto bistrattata per il suo aspetto estetico e si sono accusati gli italiani di avere voluto umiliare  gli austriaci perdenti accogliendoli in una delle più brutte dimore italiane. Tale giudizio è vero solo in parte, visto che la villa aveva ospitato pochi mesi prima nientemeno che il re Vittorio Emanuele III, che vi soggiornò dal 20 novembre 1917 al 10 gennaio 1918 per evitare i bombardamenti aerei al centro della città di Padova dove aveva stabilito il suo Comando, ma ospitò anche politici come Bissolati, ministro dell’Assistenza militare tra il 1916 e il 1918 (Governi Boselli e Orlando). Il 24 aprile 1918 vi si era tenuto l’incontro tra il re, il presidente del Consiglio Orlando e il generale cecoslovacco Milan Stefanik. Inoltre, per un avvenimento glorioso come quello della grande vittoria contro il nemico di sempre, l’avversario delle battaglie risorgimentali, era interesse dell’Italia e dell’orgoglio nazionale la scelta di ben altra opera architettonica, di cui Padova non era certo sprovvista. Si trattò, quindi, probabilmente del ripiego su una situazione di comodo, essendo la villa una facile soluzione di fronte alla improvvisa necessità di ospitare una delegazione austriaca non lontano dalla sede del Comando e in un luogo già consolidato, sede del Comando dei Carabinieri del Comando supremo. È stata ventilata anche l’ipotesi che la sede prescelta per la firma fosse la vicina Villa Molin, che apparteneva agli stessi Del Giardino: la contrarietà di questi ultimi o altri motivi contingenti avrebbero fatto mutare il piano.

L’origine di Villa Giusti era quella di fattoria facente capo proprio a Villa Molin, all’epoca appartenente alla famiglia dei Capodilista. L’edificio fu riattato nel 1875 da Laura Pisani Zusto e dal marito, il conte Girolamo Giusti del Giardino. È un esempio di stile eclettico del secondo Ottocento: la facciata principale è semplice ma elegante, con due piani scanditi dalle finestre quadrate con stucchi a trompe l’oeil; il retro è arricchito da un giardino d’inverno, aggiunto forse verso il 1880. All’interno, il principale motivo d’interesse è la stanza della  firma dell’armistizio, tuttora intatta per volere della contessa Lucia Giusti del Giardino e con lo stesso mobilio di quella storica giornata.
Molto bello è invece il grande parco, di gusto romantico e con laghetto alimentato dalle acque del vicino canale Battaglia, risistemato nel 1870 (la parte verso la strada è un accorpamento novecentesco, successivo all’armistizio). Tra le numerose costruzioni di servizio, degna di nota è la trecentesca torre colombaia che svetta di fronte all’ingresso posteriore della villa, quello da cui entrarono i plenipotenziari austriaci immortalati in una celebre fotografia. Nel cortile tra questa e la villa si trovano due statue raffiguranti Minerva e Marte; una terza statua è firmata da un certo Bernardi, forse quel Giuseppe che fu il primo maestro di Antonio Canova. Da notare sono anche la grande serra e la ghiacciaia, tipica delle ville venete. Anche i lampioni a gas nei vialetti sono quelli originali dell’epoca. Il grande prato antistante la serra fu per anni sede di parate militari il 4 novembre.

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