Villa Contarini a Monselice

Monselice

Villa Contarini a Monselice

Nel contesto delle ville veneziana si colloca la costruzione di Villa Contarini di Monselice, sulla sponda sinistra del Bisatto, già documentata nel 1581. Dallo stile della facciata e dalla ripartizione degli spazi abitativi, gli esperti attribuiscono il disegno a Vincenzo Scamozzi. Ne resta una inequivocabile e importante descrizione iconografica nell’incisione di Vincenzo Coronelli datata 1709, nella quale è documentata l’esistenza della pertinente capella-oratorio di famiglia intitolata a Santa Teresa. Nel corso del XVIII secolo la residenza patrizia assunse una consistente trasformazione con l’ampliamento laterale simmetrico e la costruzione delle funzionali scale a chiocciola.
La Villa passò poi dai Contarini al deputato Giovanni Carlo Avancini. e successivamente divenne possesso del nobile Trieste, e da circa un secolo è proprietà della famiglia Businaro.

Dell’esteso parco che si sviluppava da Villa Contarini fino all’Isola verso Marendole, oggi rimane la parte del curato giardino, abbellito dal pozzo settecentesco con un pregevole bassorilievo raffigurante un unicorno. Dalla monumentale scala a doppia serie di rampe balaustrate che dà sul giardino si accede al grande salone delle feste e ricevimenti, decorato con stucchi ad altorilievo dalle tonalità verde pastello e bianche, raffiguranti motivi floreali e un vaso a brocca. Sul soffitto quattro busti in stucco a bassorilievo raffigurano le tre età della vita: giovinezza, maturità, senilità e la maternità che genera e presiede alle età della vita. Il pavimento del salone è eseguito a terrazzo veneziano. Un settecentesco, maestoso lampadario in vetro di Murano rende l’ambiente solenne e sugestivo. Tra le sale nobili è da segnalare il grande salone dell’Amore prende il nome dai bassorilievi a stucco raffiguranti Cupido e gli elementi: terra, acqua, aria. Al centro si cala un pregevolissimo lampadario settecentesco in vetro di Murano decorato con sculture floreali. In fine la sala del camino che prende il nome dal pregevolissimo manufatto in marmo rosso di Verona. La decorazione barocca delle pareti, con tonalità rosacee esalta il lampadario anch’esso in vetro di Murano, fuso con inserimento di polvere d’oro.

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