Villa Rodella a Fontanafredda

Cinto Euganeo

Villa Rodella a Fontanafredda

Villa Rodella, cinquecentesca villa veneta a Fontanafredda di Cinto Euganeo, prese il nome dalla famiglia che l’acquistò sul finire dell’Ottocento. Si presume che il complesso sia successivo al 1559, quando la Repubblica di Venezia intraprese la bonifica delle paludi comprese tra il monte Lozzo e il monte Cinto mediante lo scavo del canale Bisatto. Originariamente proprietà dei patrizi Pasqualigo, dopo una serie di rifacimenti secenteschi fu ceduta ai Pasinetti, anch’essi veneziani. Attorno al 1870 il ricco uomo d’affari Giuseppe Rodella, originario dell’Altopiano di Asiago, diventa proprietario di Villa Ca’ Pasinetti riadattandola per seguire le esigenze ed i costumi dell’epoca e ampliando il sontuoso parco con piante secolari e da frutto. La residenza, lontana dalla città e ricca di spunti culturali diviene la dimora stabile della figlia di Giuseppe, la scrittrice Silvia Rodella (1885-1966). Silvia, in arte Sellida Ilvaro (anagramma del suo nome) è una semplice e gentile nobildonna appassionata di letteratura, arte e cultura, fortemente legata all’ambiente euganeo dove ha passato la giovinezza. I Colli Euganei e l’ambiente estense solleticano la sua curiosità e stimolano la sua fantasia, diventando il punto centrale della sua letteratura. Nel 1941 viene pubblicato Leggende Euganee. Villa Rodella viene venduta a un’asta giudiziaria nel 1999, e nel 2005 viene acquistata dall’allora governatore regionale Giancarlo Galan.

Villa Rodella si articola in due livelli cui vanno aggiunti i vani cantinati. Presenta uno sviluppo prevalentemente orizzontale a causa della barchessa, che si allunga dal lato orientale della casa padronale; si caratterizza per la presenza di cinque arcate, tamponate quando fu convertita in residenza per la servitù. La casa padronale presenta la parte centrale, quella contenente il salone passante, in aggetto rispetto al volume retrostante. Il portale di ingresso, accessibile da un terrazzo in trachite, è archivoltato e affiancato da due finestre simili. Al piano nobile si apre una trifora a serliana, costituita da una portafinestra centrale archivoltata, aperta su un balconcino a colonnine, e da due finestre laterali architravate. Il tutto è sormontato da un timpano triangolare su cui si imposta la copertura a capanna; ai vertici sono collocate degli elementi decorativi acroteriali. Presso l’intersezione tra il corpo in aggetto e il volume retrostante, sul lato ovest, si notano le tracce di una scala a chiocciola. Degni di nota anche due grandi camini addossati al retro. Sul canale Bisatto, di fronte al cancello di ingresso, sussiste un antico punto di attracco per le imbarcazioni.

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