Villa Ottavia a Rovolon

Rovolon

Villa Ottavia a Rovolon

Villa Ottavia a Rovolon: lungo la strada che collega Rovolon a Bastia, sul poggio “la Costa”, si può ammirare la cinquecentesca Villa Ottavia, una costruzione piuttosto grande con barchessa a pian terreno, loggetta superiore e colombara, che fu edificata su preesistenze quattrocentesche dai monaci del monastero di Santa Giustina di Padova come residenza di un monaco rettore per stabilirci la sede amministrativa di una loro corte. Data la splendida posizione sul paesaggio arcadico e rasserenante delle pendici nord dei colli Euganei, i Benedettini destinarono questo luogo a casa di villeggiatura. Qui avrebbero soggiornato il vescovo Gregorio Barbarigo durante le visite pastorali a Bastia e Rovolon e nel 1536 Gregorio Cortese, abate benedettino poi cardinale di santa Romana Chiesa, insieme al Cardinal Reginald Pole in preparazione del Concilio di Trento, su incarico di Papa Paolo III. Sicuramente questi illustri teologi avranno ammirato l’incantevole paesaggio collinare dalla splendida loggetta rinascimentale che sovrasta il lato ovest del palazzo.

Sui primi dell’800 i monaci vennero espropriati dalle leggi napoleoniche e la casa, decaduta a condizione contadina, acquistata oltre un secolo fa da Ottavia Melandri Contessi (†1911), moglie del noto chirurgo e patriota padovano Francesco Marzolo (1818-1880), per passarvi buona parte dell’anno.

Dalle parole di Lucilla de Fabii Negro (nipote di Ottavia) in “Ricordi in un quaderno” – Carucci editore 1987: “non si usava allora restaurare costruzioni antiche, chi non possedeva ville ne costruiva di nuove nel gusto del tempo…A Rovolon la villeggiatura non era arrivata, c’era sì qualche edificio nobiliare più o meno trascurato, ma il ceto borghese in ascesa dei professionisti e commercianti non s’era affacciato a quella conca isolata e boscosa. Non so davvero come Ottavia prescelse quella casa degradata, forse sentì il fascino del vecchio edificio benedettino, forse presentì che quella casa sarebbe divenuta un polo fisso nella vita della famiglia… S’innamorò di quel posto, vi piantò, secondo la moda dell’epoca, belle di notte, rose e lillà, poi col passare del tempo, negli anni del liberty, glicine, palme e bambù. Ancora qualche ceppo inselvatichito di queste piante dopo tanti anni riaffiora qua e là a ricordare la sua opera di «amabile giardiniera» come diceva una pergamena arabescata regalata da uno dei figli. La bisnonna si convinse che quel colle, di poco elevato sulla pianura nebbiosa, godesse di auree balsamiche e di un clima pressoché da Riviera: pare che alle prime rampe della salita, appena la carrozza cominciava a lasciarsi indietro le nebbie e un timido solicello compariva fra la foschia, essa dicesse al suo vecchio cocchiere “Gaudenzio, no te senti che caldo? Buttate zo el tabaro”.

Villa Ottavia a Rovolon fu restaurata poco per volta, nel gusto dell’epoca, la facciata dipinta a semilune bianche e rosa, le bellissime trifore chiuse perché portavano freddo, i soffitti  alla Sansovino nascosti da controsoffitti decorati con medaglioni e palme, il salone
tinteggiato in finto marmorino perché le finanze piuttosto modeste della famiglia non permettevano il marmorino vero delle ville nobili circostanti.

Dal 1885 (anno dell’acquisto) al 1930 la casa di Rovolon è stata un punto focale della famiglia Marzolo, aperta a tutti gli amici, luogo di divertimento, villeggiatura e innamoramenti. Durante la prima guerra mondiale fu requisita per gli ufficiali dell’esercito, con la seconda fu riempita dagli sfollati che la abitarono fino agli anni ‘90. Per tutto questo tempo la proprietà è rimasta dei discendenti di Ottavia senza non poche difficoltà. Nel 1947 Lucilla fu sul punto di venderla ad un Ordine di suore, ma come scrisse: “feci macchina indietro, la tenni, anno per anno ho compiuto qualche restauro, ho cercato che, attraverso questa casa, i miei figli nati e cresciuti a Roma, restassero legati al Veneto, ne amassero la civiltà, le tradizioni, il paesaggio, i colori, i cibi, gli odori. Ci sono riuscita, la casa è sempre lei, la casa-mamma che ho tanto amato. Anche se ci andiamo poco sappiamo che c’è, che ci aspetta, anche i miei figli la amano. Ma i figli dei miei figli chissà”…

Dal 1964 l’edificio monumentale è stato sottoposto a decreto di vincolo da parte del Ministero dei Beni Culturali e catalogato come di grande interesse dall’Istituto Regionale Ville Venete: ciò ha permesso di mantenere in un’atmosfera solitaria ed intatta il nobile palazzo cinquecentesco ed i suoi annessi. Oggi la casa è passata in mano “ai figli dei figli” che hanno in programma un’opera di restauro per riportare la magia e la pace in quei luoghi che i monaci Benedettini tanto ammirarono quando la scelsero come oasi di meditazione.

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