Villa Nani Loredan a Sant’Urbano

Sant'Urbano

Villa Nani Loredan a Sant'Urbano

Villa Nani Loredan venne edificata sul finire del Cinquecento dalla famiglia Nani, dato che nell’estimo del 1666 appare per tre quarti di Bernardo Nani e per un quarto di Francesco Loredan; un secolo più tardi passò ai Loredan. La struttura, nel complesso molto semplice con un corpo di fabbrica a pianta rettangolare sviluppato su tre livelli e presenta in facciata alcune tracce degli antichi affreschi. Se l’aspetto esterno è piuttosto semplice, con il prospetto principale verso la strada occupato, al piano nobile, da un’apertura ad arco con un balconcino e finestre laterali, la disposizione e il carattere degli ambienti interni, al medesimo livello, appaiono più complessi. Organizzate secondo lo schema planimetrico dei palazzi veneziani, con una sala centrale passante e locali minori su entrambi i lati, le stanze presentano una ricca e varia decorazione dipinta, di cui fanno parte affreschi con scene figurative e grottesche, altri con immagini di paesaggi. La superficie parietale del salone e quella di due delle camere laterali è interamente occupata dalla rappresentazione di finte architetture, entro cui si trovano inseriti soggetti mitologici, allegorici, e paesaggi, attribuiti alla scuola di Paolo Veronese e, in particolare, a Carletto Caliari. L’autore delle grottesche che compaiono solo nelle due restanti stanze risulta invece ancora non identificato.  L’edificio, acquistato nel 1962 dall’Ente Regionale per le Ville Venete, venne completamente restaurato in quegli anni: durante il corso dei lavori vennero riportati alla luce gli affreschi del salone e di altre sale, dove si possono ammirare episodi del mito greco. Secondo una tradizione locale, un passaggio sotterraneo voltato collegava l’edificio all’altra casa padronale, forse per consentire un più rapido percorso ai contadini oppure per garantire ai nobili abitanti una sicura via di fuga in caso di necessità.

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