Villa Grimani a Pontemanco

Due Carrare

Villa Grimani a Pontemanco

Villa Grimani Fortini (già Ca’ Pasqualigo) a Pontemanco è una villa veneta del XVII secolo che sorge nell’antico borgo in frazione di Due Carrare. Verso la fine dello stesso secolo la famiglia patrizia veneziana dei Grimani ottenne la concessione di sfruttamento delle acque di Pontemanco da parte della Reppublica Serenissima e diede nuovo impulso all’attività di macinazione per l’attività di macinazione delle granagli con i mulini predisposti potenziandola notevolmente. All’intensificarsi dell’attività produttiva e degli scambi corrisponde lo stabilizzarsi dell’impianto urbanistico cui i Grimani contribuiscono decisamente realizzando anche la rete strutturale e di servizio dell’attività economica. I Grimani completarono le casette in linea degli operai, dei maniscalchi  dei cavallanti, dei barcaioli, ed ampliarono Villa Grimani. Si realizza e si completa così un singolare modello insediativo funzionale intorno all’attività produttiva e di scambio. Il complesso di Villa Grimani è formato da più edifici: villa, adiacenze a schiera con unità abitative per i lavoratori e torretta a base quadrata con merlatura.

Alle dipendenze di Villa Grimani vi è anche l’oratorio della Beata Vergine Maria Annunciata, della cui esistenza abbiamo prova già dal 1595 (apparteneva allora ai nobili veneti Pasqualigo). La sua importanza è accresciuta dalla mancanza a Pontemanco di una chiesa parrocchiale, della quale l’Oratorio di proprietà privata, faceva le veci. L’edificio, molto semplice, è a pianta rettangolare, la facciata principale posta a sud è a capanna di tipo classico con paraste tuscaniche e timpano triangolare e tetto a tre spioventi. L’interno si presenta a tutt’oggi con il suo ricco apparato decorativo barocco, eccezionalmente integro, costituito da affreschi alle pareti, soffitto ligneo dipinto, stalli lungo tutto il perimetro interno, Via Crucis e altare marmoreo con pala. I pezzi di qualità più alta sono senz’altro i due busti marmorei della Madonna e di Cristo posti a fianco dell’altare. Le opere mostrano caratteri pienamente barocchi, e in particolare rimandano all’ambito di Giusto Le Court. L’ottima fattura fa anzi pensare a un diretto intervento del maestro, che, attivo in importanti cantieri veneziani, potrebbe essere stato richiesto dei due busti da qualcuno dei nobili Pasqualigo.

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