Villa Draghi a Montegrotto Terme

Montegrotto Terme

Villa Draghi a Montegrotto Terme

Con il suo stile neogotico e il grande parco romantico rappresenta l’ultima testimonianza della civiltà della villa veneta.

Nei pressi del monte Ceva, sulle pendici del Monte Alto (207 m.) a Montegrotto Termesorge una villa signorile che ormai è considerata parte del patrimonio locale culturale: Villa Draghi. L’edificio, come lo vediamo oggi, è un elegante edificio costruito tra il 1848 e il 1850 da Pietro Scapin. Al suo posto sul finire del ‘500 si trovava la grande casa dominicale di Elena Capodivacca, nobile padovana e nipote di Bartolomeo Capodivacca che nel 1577 fece restaurare i bagni termali a San Pietro Montagnon. Nel 1583, Elena andò in sposa ad Annibale Pimbiolo che, per uxorio nomine, acquisì a San Pietro Montagnon (l’odierna Montegrotto Terme) terre, boschi e due casette, una “per uso” con tre campi di “brollo” e di “vegro”, una con i bagni in rovina. Nel sito si trovava una fonte di acque e fanghi termali (la “fontega”) che alimentavano i bagni e la “stua”, ossia il luogo dove si concentrava il calore e si praticavano le cure delle acque e dei fanghi. Nel 1669 la casa dominicale fu acquistata dal nuovo proprietario: Alvise Lucadello, gentiluomo veneziano e facoltoso contabile a servizio del governo della Serenissima, che ampliò l’edificio con nuove fabbriche. Siamo certi che nel 1674 era già ultimato il palazzo dominicale sul luogo dell’antica casa di villeggiatura appartenuta ai Pimbiolo, come si evince da un documento settecentesco in cui si dichiara che in quell’anno era stato consacrato l’oratorio annesso al palazzo. La prima fonte archivista che attesta la presenza del palazzo è un inventario del 1713 redatto dal notaio Costantin Nicolosi il quale riporta i beni di Alvise Lucadello posti a San Pietro Montagnon, a Padova, a Scaltenigo e a Venezia. Passata in seguito di proprietà alla famiglia Donati, l’immobile seicentesco fu poi acquistato dallo Scapin, il quale trovando la villa in uno stato di grave decadimento decise di demolirla e di riedificarla (ristrutturò anche l’antica sorgente e fece costruire alcune ghiacciaie, indispensabili per l’epoca, così da dotare la struttura di un sistema acque, fondamentale per la vita in villa). Non sono stati trovati documenti di archivio che attestino le fasi di costruzione della Villa, si può però attribuire il progetto a Domenico Scapin, laureato in matematica, che ha voluto recuperare il gusto gotico veneziano, in particolari soluzioni progettuali. Morto Pietro Scapin, la villa fu ereditata dalla nipote Elisabetta Valtorta, moglie di Giovanni Draghi (1874). Dopo la morte, avvenuta nel 1967, dell’ultima delle sorelle Draghi, la villa ebbe diversi passaggi di proprietà fino al 1972, quando fu acquistata dal Comune di Montegrotto Terme, attuale proprietario, che provvedette a restaurarla completamente poiché rovinata dalle intemperie, danneggiata dai vandali, e depredata di tutte le sue bellezze. Da oltre un secolo l’immobile non è più conosciuto con il nome dell’antico proprietario, ma viene chiamato Villa Draghi, con riferimento alla famiglia che ne è stata proprietaria dal 1874 al 1967.

Villa Draghi è un singolare esempio di architettura eclettica vicina allo stile orientale e gotico lagunare, con elementi tipicamente medievaleggianti. Si tratta di un palazzetto a pianta quadrata che si sviluppa su due piani e presenta un’architettura in stile neogotico il cui tratto maggiormente distintivo è l’elegante merlatura a coda di rondine sulla sommità, un elemento decorativo che si ispira al famoso Palazzo Ducale di Venezia e che troviamo in altri immobili presenti sui Colli Euganei, ad esempio nelle poco lontane Villa Zadra a Torreglia e Villa Selvatico a Battaglia Terme. Nelle facciate esterne sono ancora in parte leggibili i motivi medioevali della decorazione a rombi, in ocra e blu. L’impronta classica delle case veneziane è visibile dalla disposizione delle sale: al piano terra un salone centrale simmetrico ad un salone al primo piano che disimpegna le grandi stanze laterali. L’interno di Villa Draghi è però spoglio, non resta quasi più traccia dell’arredo e dell’antica decorazione, che doveva essere molto sfarzosa e ricca. Gli ultimi proprietari privati, a causa di una situazione finanziaria difficile e controversie testamentarie, hanno alienato tutto il mobilio e venduto qualsiasi elemento decorativo asportabile dalla villa. E’ seguito poi un lungo periodo di abbandono prima dell’acquisizione da parte dell’amministrazione comunale. Attorno alla villa restano le vestigia di quello che fu l’antico giardino nobiliare (non rimane però traccia della serra di foggia orientale) dove è ancora possibile rinvenire piante insolite per quel tipo di ambiente.

L’edificio, in posizione senz’altro privilegiata, è dotato di una magnifica terrazza e di un piazzale da cui si gode una magnifica veduta della città termale di Montegrotto Terme e dei dintorni. La proprietà comprende inoltre un vasto parco di circa 30 ettari e parte del bosco che ricopre il colle sovrastante, da cui partono alcuni sentieri escursionistici di notevole interesse sia paesaggistico che naturalistico.

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