Villa Dolfin a Due Carrare

Due Carrare

Villa Dolfin a Due Carrare

Villa Dolfin Dal Martello detta La Mincana a Due Carrare è una villa veneta cinquecentesca, appartenuta dal XVII secolo alla famiglia nobile veneziana Dolfin del ramo di San Pantaleon, che la rilevarono dai Bondumier detentori nel XVI secolo. Agli inizi del ‘700 Daniele Dolfin, patriarca di Aquileia, iniziò un’opera di ricostruzione e ammodernamento del complesso (ristrutturazione in pieno stile palladiano, particolarmente evidente nella loggetta settentrionale e nell’oratorio costruito a Ovest a fianco della villa) che proseguì fino a metà del secolo dotando la villa, nell’area del brolo meridionale, di un giardino all’inglese, uno dei primi nel suo genere in Italia, con peschiera (alimentata da un canale artificiale e di cui vi si trovano ancora i resti), labirinto, montagnole, orto botanico e cedrara e abbellendo il tutto con statue di Orazio Marinali. Nell’Ottocento, con i successivi passaggi di proprietà, la villa venne devastata: furono venduti tutti i particolari decorativi, i mobili e le statue del Marinali, disperse nei primi anni del Novecento, e persino gli altari che erano nell’annesso oratorio, chiesa costruita nel 1721 da Dionisio Dolfin, anch’egli Patriarca di Aquileia. Fu distrutto anche il giardino all’inglese disegnato dall’architetto Giannantonio Selva nel 1783 (su ordine di Andrea Dolfin, allora ambasciatore della Serenissima in Francia) e convertito in terreno coltivato (del giardino rimangono solo alcune piante secolari). Dal 1914 La Mincana è un’azienda agricola di proprietà della famiglia Dal Martello, che si estende su una superficie di circa 60 ettari dei quali 19 a vigneto.

Villa Dolfin, al cui interno permangono eleganti stucchi policromiè strutturata in tre piani con due ali che si estendono lateralmente su due livelli. L’area mediana a piano terra è aperta suddivisa in tre luci architravate. L’altezza delle balconate sono impegnate da cinque porte finestre situate sul piano nobile. Sulla loro sommità ci sono delle volute ioniche. Il timpano è decorato da cornici modanate e da vasi acroteriali. Il fronte posteriore si presenta abbellito da un loggiato in aggetto. Di stile palladiano il piano terra con arcata che si estende sulla parte laterale, loggiato attorniato da balaustre con archivolto sostenuto da colonne e inserite tra paraste d’angolo. Si mantengono inoltre le decorazioni a stucco monocrome del salone principale con particolari di epoca settecentesca. Un crollo ha portato alla luce l’originale travatura decorata a motivi geometrici settecenteschi. L’intera struttura doveva originariamente formare una corte dominicale chiusa.

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