Villa Contarini Piva a Valnogaredo

Cinto Euganeo

Villa Contarini Piva a Valnogaredo

La maestosa Villa Contarini Piva a Valnogaredo è l’esemplare manifestazione di come le più potenti famiglie veneziane colonizzarono l’area euganea durante il lungo dominio della Repubblica Serenissima nella terraferma veneta. Si tratta di una dimora gentilizia dalle dimensioni notevoli e dalla struttura articolata, inserita in un contesto paesaggistico di grande bellezza. La sua costruzione risale alla fine del ‘400 e si colloca nel territorio come punto nevralgico della gestione economica ed amministrativa delle campagne. I Contarini erano una delle più importanti famiglie veneziane, con ben otto esponenti arrivati a ricoprire la massima carica del dogato veneto; nel corso del XV secolo possedevano un’ingente quantità di appezzamenti terrieri sui Colli Euganei, tanto da diventare la famiglia con le più estese proprietà fondiarie della zona, seconda solo alle due grandi abbazie di Praglia e Santa Giustina. Il loro arrivo a Valnogaredo risale al 1482; nel corso del secolo successivo la famiglia acquistò una vecchia casa, che apparteneva in origine ai Delesmanini, che nel 1585 i fratelli Angelo e Domenico Contarini abbatterono per edificare sulla stessa area un altro immobile. Il complesso costituito non solo dalla casa ma anche dalle stalle, dai granai e dall’orto venne rimaneggiato da Domenico IV Contarini nel 1704 come testimoniato da tale data impressa alla base del parafulmine. A lui si deve anche l’aggiunta del famoso giardino abbellito da statue e giochi d’acqua. Un lungo e ombroso viale congiungeva il canale Bisatto al palazzo e tracce di esso rimangono in isolate colonne sgretolate dal tempo. Viale e giardino vennero poi trasformati in vigneto e frutteto e poche sono le statue che sono rimaste. Nel corso dell’Ottocento la proprietà della villa passò prima al conte vicentino Michiel Angiolo Zorzi e al figlio Pietro, poi alla nobile famiglia di Antonio Rota. Nel 1955 il palazzo venne acquistato dalla famiglia Piva che è l’attuale proprietaria della villa e ne ha curato il restauro statico e decorativo negli anni ’60.

Villa Contarini Piva ha una struttura rettangolare a 3 piani con il corpo centrale aggettante in facciata in corrispondenza della sala centrale. Da questa avanza un balcone che orna una trifora a colonnine semplici a base quadrata che finiscono col sorreggere tre archi a tutto sesto. Ad arco a tutto sesto sono pure tutte le finestre del primo piano. Il lato sinistro si allunga con un bel portale che è l’ingresso principale del palazzo e nel suo attico è murata la lapide che ricorda l’elezione dogale di Domenico Contarini. La vera facciata dell’edificio è quella che guarda la corte ed è liscia e tirata a marmorino. Colpisce subito l’estrema semplicità di linee, l’equilibrio delle proporzioni e il ritmo regolare e simmetrico delle aperture che sono ravvicinate al centro. La barchessa si apre verso il giardino con arcate policentriche; la struttura adiacente, costruita per contenere il salone delle feste, è anch’essa porticata con arcate a tutto sesto che si aprono verso la corte interna. Numerose statue, oggi irreperibili, ornavano il parco della villa. Due statue, sui pilastri della cinta muraria che delimita il parco, rappresentano due contadini, ma sono alquanto rovinate e possono lasciare qualche incertezza sull’attribuzione. Quelle sui pilastri dei cancelli d’ingresso che ritraggono due cacciatori e due contadini appaiono opera sicura di Antonio Bonazza (1798-1763).

La decorazione interna della villa consiste negli affreschi del salone al primo piano attribuiti a Jacopo Guarana (1720-1808) e negli stucchi presenti in alcune camere e nella salone delle feste attribuiti invece ad Andrea Urbani (1711-1798). Il salone del primo piano è interamente affrescato e una coerente unità collega i brani figurali e la parte ornamentale. Il piano illusivo comprende Scene pastorali e Divinità dell’Olimpo in un continuum spaziale dalla terra al cielo. Sulle pareti della sala, dentro a fastose incorniciature rocaille si svolgono due episodi de Il Pastor Fido, tragicommedia pastorale di Battista Guarini: il “Gioco della mosca cieca” con Corisca, Mirtillo e Amarilli e il “Matrimonio”, allietato da danze e musica con pastorelle. A fianco, alla stessa altezza del pavimento, si apre una balconata dove un personaggio offre una ciambella ad una donna con un cagnolino: un’istantanea di realtà quotidiana accanto alla favola arcadico-pastorale. Guarana, che non solo seppe far fronte alle numerose richieste di pale d’altare e di soffitti ad affresco per chiese di Venezia e della Terraferma, ma fu soprattutto ricercato dalla nobiltà per affrescare le proprie dimore cittadine e le ville di campagna, divenne uno dei più importanti pittori del Settecento. Probabilmente si trasferì nel 1765 a Valnogaredo per decorare Villa Contarini e per lavorare nella chiesa parrocchiale di San Bartolomeo.

  Article added to favorites