Villa Carminati a Carceri

Carceri

Villa Carminati a Carceri

Villa Carminati a Carceri è la villa padronale annessa all’Abbazia Camaldolese di Santa Maria delle Carceri, oggi utilizzata come canonica, edificata dai nobili Carminati a fine ‘600 quando il complesso monastico venne soppresso e con le campagne circostanti fu messo in vendita dai Veneziani (guidati allora da Alessandro VIII) per finanziare la guerra contro i Turchi. La famiglia Carminati acquistò così l’abbazia e i suoi oltre tremila campi padovani per trasformarla in una grande azienda agricola. Con la vendita dell’Abbazia ai Conti Carminati nel 1693 iniziò un periodo di lento ed inesorabile declino della straordinaria struttura Abbaziale dei Monaci Camaldolesi: eccezionali furono infatti le modifiche strutturali ed architettoniche realizzate. La famiglia dei Conti Carminati, di provenienza Bergamasca, aveva e mantenne la residenza a Venezia, ma il primo intervento sull’Abbazia fu la trasformazione della casa dell’Abate (in principio padre Superiore dei Monaci Portuensi e poi dei camaldolesi) in casa di campagna e residenza estiva per i Conti. Furono distrutti i due Chiostri Camaldolesi, fu distrutta quasi completamente la cinta muraria e il fabbricato della Foresteria trasformato in granaio. Furono abbattuti i muri divisori nelle celle dei Monaci e demolite le torri d’angolo del chiostro romanico. Verso la metà del secolo XIX (4 Novembre 1834) la Famiglia Carminati trasferì definitivamente la propria residenza a Carceri, cercando di rendersi molto attiva nella vita pubblica e politica del paese. Ma, dopo gli ultimi anni economicamente difficili che obbligarono la Famiglia alla vendita, poco per volta, di case (tra cui la recente Villa Pelà, del 1915, in pieno stile liberty, donata al Comune di Carceri) e campagne, nel 1950 gli eredi dei Conti Carminati cedettero l’ex Abbazia alla Parrocchia di Carceri. Il complesso Abbaziale, privo dei territori circostanti, era allo sbando e le strutture rimaste, la maggior parte ancora oggi visibili, apparivano fatiscenti e rappresentavano solo una piccola parte dell’intero sito Monastico.

Il complesso edilizio di Villa Carminati a Carceri, oltre al corpo padronale, comprende la chiesa, i chiostri (uno romanico e uno rinascimentale), i locali dell’antica biblioteca e altri edifici adiacenti, come il locale d’ingresso, la foresteria, il granaio. La facciata a nord è caratterizzata da tre ordini di finestre e presenta al centro un grande portone d’ingresso culminante da un volume mansardato e finestrato con timpano finale. L’ingresso è caratterizzato dalla rappresentazione di due stemmi, uno è lo stemma Camaldolese con due colombe, i cenobiti e gli eremiti, che si abbeverano allo stesso calice (Cristo); l’altro è lo stemma dei Carminati, un’aquila a due teste sopra un carro agricolo, colmo di spighe,indice della trasformazione del monastero in azienda agricola da parte degli ultimi proprietari. Il lato ovest è accostato al chiostrino romanico ed alla attuale chiesa seicentesca. All’interno da una solenne sala d’ingresso dipartono quattro porte laterali che conducono alle 38 stanze del palazzo. Sul lato opposto all’entrata una porta grande si affaccia sul giardino.  Il secondo piano è il mezzanino per la servitù, con stanze piccole e basse, alle quali si accedeva tramite una scala secondaria. Il piano superio era per la notte: con stanze molto alte e tutte affrescate; i pavimenti in alcune stanze sono in legno di noce lavorato ed intarsiato. In una delle stanze è affrescata la samaritana del Salviati.

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