Villa Ca’ Pesaro a Este

Este

Villa Ca' Pesaro a Este

Villa Ca’ Pesaro a Este, oggi sede di un Centro di Formazione Professionale (Collegio Manfredini), è un notevole esito dell’arte del ‘600 veneto. La villa sorge nella zona Torre d’Este, importante per Venezia sia dal punto di vista commerciale e militare. L’edificio monumentale apparteneva appunto ai signori Pesaro, nobili veneziani che dal 1500 erano presenti nel territorio e responsabili del pagamento di pedaggi per chi attraversava i canali della zona. I Pesaro, nella figura di Margherita Pesaro, acquistarono un terreno nel 1705, con atto registrato, in cui si attesta sulla zona odierna solo la presenza di una fabbrica composta da area padronale, barchessa, pozzo, forno, stalla. L’edificio venne perciò messo a progetto per divenire residenza estiva a partire dal 1700, presumibilmente da Antonio Garpari allievo del notissimo Longhena, il quale portò a termine anche Palazzo Pesaro a Venezia. I Pesaro si estinsero con Laura, sposata ad un Gardenigo a cui lasciò ogni terreno. I Gardenigo lasciarono lo stabile in degrado e decadimento per anni, fino a quando nel 1876, il 16 settembre, Benedetto Pelà acquistò per i salesiani di Don Bosco la villa per 35.000 lire.

Villa Ca’ Pesaro si presenta come un enorme parallelepipedo di 69 mt per 15 di profondità, disposto sull’asse W-E. La facciata principale è ubicata a Nord, verso l’attuale strada comune che collega Este a Montagnana, Padana Inferiore. Il modulo centrale, il più interessante, è modulato tripartito con una forte spinta verticale, con tuscolano e robusto bugnato, in pietra di Nanto sul lato sud, mentre al Nord in pietra d’Istria, più resistente e costosa. La facciata presenta una zoccolatura di base e nel complesso si articola un piacevole gioco di vuoti e pieni con effetto chiaroscurale monocromatico. le caratteristiche fino a qui dette si addicono al pieno carattere barocco dell’epoca dell’edificio, con alla base un ordine tuscanico a tre fornici, paraste ioniche con terrazzamento, infine ordine corinzio che sorregge un solido architrave sagomato elegantemente. la spinta verticale si conclude con fioroni e anfore. Cosa curiosa e interessante è la corrispondenza tra queste caratteristiche esterne delle facciate e la struttura delle architetture dipinte all’interno. Il Salone delle Feste che è stato svelato da un importante lavoro di restauro difatti propone tale suddivisione in ordini: le decorazioni del salone ci permettono di osare una allegoria all’estate, periodo in cui veniva utilizzata la villa in prevalenza. Gli affreschi del salone sarebbero attribuibili a Crosato Gianbattista, quello invece della parte inferiore della Villa, per le scene mitologiche del Mito di Selene al Fossati, per le vedute e le macchiette che hanno come oggetto accostamenti con edifici romani e veneziani si attribuiscono ad Antonio Visentini.

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