Villa Baglioni a Massanzago

Massanzago

Villa Baglioni a Massanzago

Villa Baglioni a Massanzago, la cui paternità architettonica rimane tuttora sconosciuta, fu portata a termine attorno agli anni Ottanta del XVII secolo e fu casa padronale del nobile veneziano Alvise Lombardo. Nel 1718 Giovanni Battista Baglioni, erede della ricca famiglia bergamasca di librai e stampatori che aveva appena acquisito il titolo nobiliare di conte, entrando a fare parte dell’aristocrazia veneziana, acquistò questo seicentesco palazzo dominicale con relative dipendenze, e vi compì lavori di ampliamento e modifica, innalzandolo di un terzo piano e facendolo decorare all’interno. Dell’aspetto esterno della villa nel periodo che precedette il suo innalzamento di un piano permane un documento eccezionale per importanza iconografica e valore artistico qual’è l’olio su tela di Luca Carlevarijs, in cui il maestro friulano ritrae l’arrivo dei conti Baglioni nella loro nuova residenza di villeggiatura. L’opera di abbellimento della villa proseguì con Giovanni Antonio Baglioni, al quale si devono la sistemazione del parco circostante, ornato in origine da una ricchissima statuaria andata persa, e le decorazioni a stucchi policromi di gusto rococò e affreschi del piano terreno, realizzate da Antonio Zucchi nella seconda metà del XVIII secolo. È questo il periodo di maggiore prestigio per Villa Baglioni, visitata, tra gli altri, dal commediografo veneziano Carlo Goldoni, che elogia con alcuni versi la monumentale dimora di villeggiatura e lo scenografico giardino all’italiana come uno dei più significativi risultati della civiltà delle ville venete. Intorno alla prima metà dell’Ottocento, però, una forte crisi nel settore dell’editoria portò lentamente i conti Baglioni incontro al declino, unitamente al prestigio e alla ricchezza del casato nobiliare. La difficile situazione economica e gli ingenti debiti in cui i nobili si trovavano a versare agli inizi del nuovo secolo li costrinse infatti ad alienare dapprima gli appezzamenti terrieri, per poi intaccare le stesse proprietà immobiliari. A partire dal 1919 Cecilia Baglioni, erede del padre Giovanni Antonio, cominciò a vendere gradualmente la villa di Massanzago a Pietro Malvestio, già affittuario dei conti. Pochi anni più tardi, il signor Malvestio decise di vendere il corpo centrale, l’ala a oriente e parte del parco della villa, già ridotto nelle sue dimensioni e nel suo originario sfarzo settecentesco, al Comune di Massanzago per la somma di centomila lire. Fu l’inizio di un graduale declino della villa, che si trovò a fungere da abitazione privata, scuola locale e ospedale militare durante i conflitti bellici della Seconda Guerra Mondiale, con conseguente smembramento dei saloni interni in funzione delle nuove esigenze.

Il corpo padronale di Villa Baglioni a Massanzago, restaurato negli anni Settanta del XX secolo e ora sede del Municipio, è un massiccio parallelepipedo di due piani più soffitte, con numerose finestre. L’unica decorazione è data dal timpano che conclude le facciate. La fama di questa villa è legata alla decorazione interna: il committente Giovanni Battista Baglioni si rivolse infatti al giovane Giambattista Tiepolo, che, alle prese con la sua prima opera, affrescò il salone al primo piano con il Trionfo dell’Aurora e le vicende del mito di Fetonte. Questi affreschi danno già un saggio eloquente delle sue notevoli capacità artistiche e narrative.

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