Loggia dei Vicari ad Arquà Petrarca

Arquà Petrarca

Loggia dei Vicari ad Arquà Petrarca

La Loggia dei Vicari ad Arquà Petrarca è un complesso architettonico, risalente al XIII secolo, posto nel borgo alto e adiacente all’Oratorio della Santissima Trinità. Recentemente restaurata, la loggia è stata dotata di una innovativa copertura in rame e vetro a 4 capriate che preserva la sua integrità e consente di utilizzare lo spazio durante le manifestazioni culturali organizzate ad Arquà (dal 1828 la loggia era rimasta priva della sua copertura originaria trasformandosi così in una sorta di cortile abbandonato). All’interno, sulla parete opposta all’entrata dell’Oratorio sono ancora visibili due monofore ed una bifora. Si possono anche vedere i resti dell’affresco trecentesco, di autore ignoto, raffiguranti San Giuliano ospitaliero che uccide i propri genitori. Il pregevole monumento fu sede amministrativa della Vicarìa di Arquà Petrarca durante il Medioevo e l’età veneziana. Qui si svolgevano le assemblee presiedute dal vicario, alle quali partecipavano tutti i capifamiglia del luogo che si riunivano per prendere le decisioni più importanti legate alla gestione sociale, giuridica ed economica del loro territorio. La vicarìa di Arquà era una delle amministrazioni periferiche più importanti della provincia di Padova e dei Colli Euganei, insieme a quella di Teolo. Il vicario era un funzionario alle dipendenze dei signori di Padova, incaricato di provvedere alla difesa militare del distretto, all’amministrazione della giustizia e alla gestione del fisco. La Casa del vicario era adiacente alla loggia (oggi ospita un bar) e ne condivideva un muro. Gli stemmi delle famiglie a cui appartenevano i vicari, venivano rappresentati lungo le pareti della Loggia, a ricordo del loro mandato; alcuni si sono conservati e sono ancora visibili.

Il ruolo di vicarìa fu assegnato ad Arquà Petrarca da Ubertino da Carrara durante la riorganizzazione del territorio effettuata nel 1339. Il nuovo distretto amministrativo comprendeva 15 villaggi e si estendeva fino a Lozzo Atestino, ai confini con il territorio di Vicenza. Normalmente il vicario veniva nominato tra gli esponenti delle principali famiglie nobili padovane e, data l’importanza del ruolo che ricopriva, nel corso del XV secolo si edificò nella parte alta del paese, il borgo di Sopra concentrato attorno all’Oratorio della Santissima Trinità, un palazzetto adibito alla sua residenza e adiacente alla sala in cui l’amministratore svolgeva le sue funzioni pubbliche. Durante le assemblee che si svolgevano presso la loggia, il raduno dei delegati avveniva al richiamo di una campana ed essi accedevano passando sotto il grande arco antistante la piazza. Il ruolo strategico che rivestiva la vicaria di Arquà per la signoria di Padova viene confermato negli scritti di Galeazzo de’ Gatari, storico ufficiale della corte carrarese, il quale riporta che nel 1397 questo distretto metteva a disposizione un migliaio di fanti e circa duecento soldati a cavallo all’esercito padovano. Dopo la conquista da parte della Repubblica Serenissima nel 1405 e durante tutta l’epoca veneziana, la vicaria di Arquà continuò ad esistere; anzi, acquisitando nuovo prestigio come luogo che era stato prescelto dal grande poeta Petrarca per il suo ritiro, divenne una meta ambita per i nobili che venivano incaricati di ricoprire una delle cariche amministrative del governo veneziano. Verso la fine del Settecento l’espansione della vicaria di Arquà arrivava a comprendere 21 villaggi con una popolazione complessiva di circa 11.000 abitanti.

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