Castello di San Martino della Vaneza a Cervarese Santa Croce

Cervarese Santa Croce

Castello di San Martino della Vaneza a Cervarese Santa Croce

Il Castello di San Martino della Vaneza a Cervarese Santa Croce si trova immerso in un boschetto di pioppi, lungo l’argine del fiume Bacchiglione che fin dall’antichità ha rappresentato prima un importante centro strategico di difesa militare, poi un rinomato riferimento per il traffico mercantile. In epoca longobarda pare che già esistesse una torretta di avvistamento in legno ed una cappella dedicata a San Martino (distrutta nel ‘600), ma il primo sistema di difesa risale a l’anno 1000, quando il mastio fu eretto a difesa del confine tra Padova e Vicenza. Agli inizi del ‘300, a causa dell’avanzare vittorioso delle milizie scaligere, venne rafforzata la linea difensiva a settentrione della torre di San Martino. Nel 1324 il Comune di Padova donò la torre a Niccolò da Carrara per la stregua difesa contro Cangrande, e i Carraresi, signori di Padova, divennero proprietari del castello attuando delle importanti ristrutturazioni che coinvolsero il recinto in pietra di trachite (alto ben 10 metri) e la torre, sopraelevandola di un’altezza di circa sette metri (nel 1388) e rendendola più sofisticata mediante una serie di merlature in mattoni sporgenti a balzo. Organizzata su sei piani collegati da una scala in legno, appariva come il classico simbolo castellano, a tal punto evocativo che, a lungo, una tradizione ha voluto che fosse dipinto sullo sfondo della Tempesta di Giorgione, scelto dal pittore a ricordo del soggiorno a San Martino. Ancora oggi possiamo trovare nel castello i segni caratteristici di una struttura atta alla difesa militare, come le feritoie alte e strette, ubicate al piano terra del recinto. La guarnigione militare dei Carraresi rimase fino al 1405, quando iniziò il dominio Veneziano che durò fino al 1799. Il Castello fu sempre invincibile e, come ricordano le fonti, cadde solo per tradimento, diventando così proprietà dei Veneziani che lo trasformarono in un vero e proprio centro commerciale sviluppando un florido e funzionale porto fluviale. L’attività principale consisteva nello smistamento di semilavorati di legno provenienti dai boschi limitrofi, i “roveri”, occorrenti ai cantieri veneziani. Si assistette alla nascita inoltre, di piccoli borghi dove si affacciarono le prime osterie, locande, che svolgevano le loro funzioni commerciali sia all’interno del castello, sia nelle sue immediate vicinanze. Nel 1439 anche la famiglia Vendramin, nobile famiglia veneziana che commerciava in granaglie, diede il suo contributo; dopo aver acquisito la proprietà del castello fece costruire il primo mulino natante, in funzione fino al 1800, quando l’ultimo erede della famiglia lo cedette ai Filippini di Padova. Dal 1930 al 1978 i proprietari del castello furono gli Antonini Papavafa dei Carraresi. Dal 1979 ad oggi, appartiene alla provincia di Padova che ha grazie ad un importante processo di valorizzazione e recupero di antichi reperti, ha permesso, nel 1995, l’apertura del Museo Archeologico del fiume Bacchiglione. I visitatori potranno conoscere l’affascinante storia delle popolazioni che hanno abitato la pianura alluvionale, godendo appieno lo spettacolo della natura che la circonda. Ad oggi molte rievocazioni medievali vengono svolte nei pressi della golena antistante la struttura tra le quali spicca per importanza la manifestazione denominata “Palio dello Sparviero” dove prendono luogo spettacoli ambientati, la rievocazione della battaglia dei Carraresi e il mercato in stile medievale con le attività tipiche del tempo.

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