Castello Carrarese a Padova

Padova

Castello Carrarese a Padova

Il Castello Cararrese a Padova, chiamato anche Castelvecchio o Castello della Torlonga, costituisce uno dei più importanti beni storici, architettonici, artistici e militari della Città del Santo. Il Castello di Padova non nacque però con i Carraresi. L’antico edificio sorge infatti sull’area che già nell’XI secolo ospitava un mastio con la sua torre, la Torlonga, fatto poi ricostruire ed estendere nel 1242 da Ezzelino III da Romano, tiranno di Padova dal 1237 al 1256, come perno difensivo della cinta muraria duecentesca. In generale, la configurazione planimetrica di base, con corte a forma rettangolare e tre corpi di fabbrica lineari (sud, est, nord) che chiudono lo spazio a ridosso delle mura medievali della città, è rimasta invariata fino ad oggi. Caduto il tiranno le fortificazioni furono abbandonate fino alla signoria dei Carraresi, quando Francesco I da Carrara (Francesco il Vecchio) nel 1374 fece ricostruire il Castello e dipingere le due torri a scacchi bianchi e rossi, così come Giusto de’ Menabuoi nel 1382 le rappresentò nella veduta della città affrescata in una cappella della Basilica di Sant’Antonio. Ciò che ancora colpisce della struttura rimane comunque l’antica Torlonga, la maggiore delle due torri, posta alla biforcazione dei corsi d’acqua che circondano Padova, conosciuta anche come Torre della Specola, essendo stata per oltre due secoli l’osservatorio astronomico dell’Università (1777-1942), oggi museo. Tutto il castello dunque, dalla fine del XIV secolo, era divenuto una residenza signorile di grande magnificenza, decorato dentro e fuori, e gli ultimi restauri eseguiti negli ambienti dell’osservatorio hanno consentito di riportare alla luce visibili tracce di vivo colore rosso e di bianco negli angoli più nascosti della Specola. Venne pure collegato alla Reggia Carrarese dal “traghetto” alle mura, un passaggio sopraelevato (una rampa) che aveva la funzione di collegare i centri del potere politico e militare. La paternità Carrarese del castello trecentesco viene confermata nel rinvenimento, avvenuto attorno al 1810, di un pozzo di pietra nel grande cortile situato all’interno di quella parte del castello trasformata in carcere agli inizi del’ottocento. In una delle pietre del pozzo era scolpito: “12 giugno 1374 l’illustre Francesco dei Carrara, principi di Padova, costruttore di questo edificio”. Nel 1990, in un locale al primo piano della settecentesca casa dell’astronomo, fu rinvenuta una seconda firma dell’illustre principe: sotto l’intonaco settecentesco apparvero i resti di una decorazione floreale con le iniziali FC, ovvero Francesco da Carrara. Con la costruzione delle mura rinascimentali e a seguito del lungo periodo di pace di cui godette la città sotto il dominio della Repubblica di Venezia (1405-1797), il valore strategico del Castelvecchio di Padova, così veniva ormai denominato nel Settecento, venne meno. Gli ampi locali esistenti nel sottotetto dell’ala nord vennero utilizzati come granai pubblici e furono eseguite opere di manutenzione alle coperture ed ai solai. La Repubblica di Venezia vagheggiò anche la costruzione di un Castelnuovo sul versante est delle mura ma di questo progetto rimangono solo alcuni bastioni. I resti del Castello ebbero successivamente usi diversi (osservatorio astronomico, prigione, ecc.). In particolare il Castello ha avuto funzione di prigione fino al secondo dopoguerra e tuttora l’Amministrazione carceraria padovana ha alcuni uffici in Piazza Castello. La dismissione del carcere avvenuta alla fine del secolo scorso lo hanno riconsegnato alla città di Padova, che lo sta lentamente riscoprendo.

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