Area Archeologica dell’Hotel Preistoriche a Montegrotto Terme

Ritrovamenti archeologici a Montegrotto Terme: il Santuario di Apono tra il Monte Castello e il Colle San Pietro Montagnon.

Area Archeologica dell'Hotel Preistoriche a Montegrotto Terme

Nell’Area Archeologica dell’Hotel Preistoriche a Montegrotto Terme, posta tra il Monte Castello e il Colle San Pietro Montagnon, nel 1872 sono stati rinvenuti numerosi materiali riferibili a un luogo di culto (180 vasetti e 16 bronzetti conservati nei Musei Civici di Padova), un santuario frequentato assiduamente tra la seconda metà del VII e il III secolo a.C. (età del Ferro) e incentrato su uno specchio d’acqua, ora scomparso, alimentato dall’affioramento di polle d’acqua fumante: forse era un bacino unico ampio circa 2 kmq, alimentato da due sorgenti diverse di cui una sola termale. Nel 1892 fu individuato un tratto della sponda di questo antico specchio d’acqua, sepolto sotto uno strato di circa un metro di depositi di erosione del Monte Castello (gli oggetti qui rinvenuti furono depositati a Villa Draghi e in seguito dispersi). Solo nel 1911 fu possibile definire meglio i limiti del laghetto fulcro del santuario e si recuperarono così migliaia di reperti, vasi di ceramica e oggetti di bronzo (tra cui statuette raffiguranti per lo più cavalieri e cavalli) commisti a terra nera, carboni, ossa animali. In soli 12 metri cubi di terra furono raccolti 3.500 vasi interi; ma i frammenti non raccolti facevano supporre una consistenza originaria tre volte maggiore (i materiali sono oggi conservati al Museo Nazionale di Este). Nel 1954, a seguito di un intervento occasionale come la posa di una magnolia sul lato orientale dell’Hotel Terme Preistoriche, emerse un altro fittissimo accumulo di vasi di varie dimensioni, in seguito dispersi.

Nell’Area Archeologica dell’Hotel Preistoriche a Montegrotto Terme, per secoli, i devoti offrivano sacrifici a una divinità delle acque termali, e deponevano sulle sponde dell’antico specchio d’acqua ex voto in miniatura. Sono assai pochi i ritrovamenti che indiziano una frequentazione dell’area sin da tempi remoti. Al periodo tra 2.400 e 2.100 a. C. (tarda età del Rame e inizio dell’età del Bronzo Antico), infatti, risale un pugnale in selce, che potrebbe essere messo in relazione con lo “straterello archeologico” ricco di carbone, individuato nel 1892 e senz’altro più antico del santuario. Come nell’area archeologica di via Neroniana, ciò attesterebbe per l’età del Rame una frequentazione non stanziale, ma legata a singoli episodi, come battute di caccia. Tra XV e XIV secolo a. C. (età del Bronzo Medio-Recente) si data il frammento di un manico di vaso in ceramica, forse da mettere in relazione con alcuni pali di quercia, rinvenuti nel 1911 infissi in corrispondenza del fondo dello specchio d’acqua poi divenuto santuario, inizialmente interpretati come relativi a un’edicola cultuale e invece più probabilmente riferibili ai resti di una palafitta. Numerosi frammenti di vasi di ceramica databili tra X e IX secolo a. C. (fine dell’età del Bronzo, inizio dell’età del Ferro) fanno ipotizzare per quell’epoca una prima e limitata frequentazione cultuale delle fonti termali. I materiali più recenti rinvenuti datano al IV – III secolo a.C.: col tempo il santuario venne abbandonato probabilmente per il progressivo esaurirsi dello specchio d’acqua. Qualche oggetto di età romana si rinvenne sopra lo strato di materiali di erosione provenienti dal Monte Castello che sigillò l’area del laghetto (una moneta, qualche frammento di vaso), ma ciò attesta solo una sporadica frequentazione dell’area.

Il Santuario di Apono tra il Monte Castello e il Colle San Pietro Montagnon.

Il Santuario di Apono, sviluppatosi tra la metà del VII e il III secolo a.C. (età del Ferro), era un luogo in cui il paesaggio naturale, e non una struttura artificiale, doveva costituire il teatro del culto: in particolare lo specchio d’acqua, mosso dalle polle da cui si sprigionavano densi fumi dall’acre odore, fenomeno allora di origine sconosciuta e dunque terrificante. E’ possibile che esistessero elementari recinzioni per scandire gli spazi dei sacrifici e delle cerimonie riservate ai sacerdoti, come nei santuari coevi di Este e Altino. Quanto ai pali di quercia rinvenuti al centro dello specchio d’acqua, è probabile che appartenessero a una palafitta più antica piuttosto che a un’edicola dedicata alla divinità. Per secoli, sulle sponde di questo “laghetto” si avvicendarono i devoti compiendo riti per i quali l’acqua termale doveva rivestire un ruolo di primo piano. Offrivano libagioni, usando vere tazze, scodelle e coppe che poi depositavano in dono alla divinità, o dedicando simbolicamente lo stesso tipo di recipienti, ma in miniatura, alcuni modellati seduta stante in modo sommario usando l’argilla del greto del lago. I fedeli di rango sociale più elevato offrivano inoltre statuine di bronzo raffiguranti cavalieri, guerrieri e soprattutto cavalli, ma anche laminette di bronzo incise, frammenti di foglia d’oro e altri piccoli oggetti che, pur visti dai primi scavatori, non vennero raccolti per l’intrinseca fragilità. A giudicare dalla quantità di ex voto rinvenuti nelle pur non esaustive campagne di scavo, il santuario non solo fu frequentato per secoli, ma anche da un gran numero di devoti contemporaneamente. Altre cerimonie implicavano offerte di primizie della terra e sacrifici di animali domestici, come il bue e la pecora, simboli dell’allevamento, o selvatici, come il cervo, simbolo dell’attività di caccia: ossi e corna sono state rinvenute infatti in abbondanza, frammiste a terra di rogo. La dedica di cavalli in bronzo sostituiva simbolicamente il sacrificio di tali preziosi animali, per i quali i Veneti erano famosi nel mondo antico. Il nome della divinità cui era dedicato il santuario ci è ignoto; l’unica iscrizione rinvenuta pare far riferimento ad una divinità maschile, così come di genere maschile è “Aponus” (da cui deriva il nome di Abano Terme), il dio venerato in questi luoghi in età romana, forse erede della divinità termale dei Veneti antichi. Data l’abbondanza di cavalli tra gli ex voto, si è anche ipotizzata una qualche affinità con Diomede, l’eroe–dio per eccellenza allevatore di cavalli.

Il Santuario di Apono, lontano da centri abitati, si trova in posizione strategica al confine tra il territorio di Padova e quello di Este. Ma quale dei due centri lo controllava? in base ai caratteri stilistici degli “ex voto” bronzei, alla connotazione maschile della divinità e alla collocazione topografica, si propende decisamente per una competenza patavina. E del resto, nel II secolo a.C., al principio dell’età romana, il comprensorio termale euganeo rientra sotto l’egida patavina: è più che probabile che la scelta della nuova amministrazione abbia ufficializzato una situazione di fatto.

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