Archeologia

Il parco archeologico delle Terme Euganee.

Archeologia ad Abano e Montegrotto Terme

L’Archeologia ad Abano e Montegrotto Terme ha conosciuto varie tappe che hanno scandito il processo di ricostruzione delle dinamiche insediative del Bacino Termale Euganeo, a partire dal 1700, quando una rinnovata attenzione per gli aspetti medici del termalismo accese l’attenzione anche sulle vicende storiche dell’area, avviando soprattutto a Montegrotto Terme degli interventi di scavo a opera dei marchesi Dondi dell’Orologio all’interno delle loro proprietà (tra cui il Colle Bortolone). Nel 1769 presso l’Università di Padova venne anche istituita un’apposita cattedra indirizzata all’indagine storica del comprensorio. Nell’Ottocento, spostatisi gli interessi degli studiosi verso Este, a seguito delle importanti scoperte delle necropoli, i rinvenimenti nella città sampietrina furono per lo più casuali e correlati a lavori edilizi. Fra questi, si distingue in particolare il santuario emerso nell’area tra il Monte Castello e il Colle di S. Pietro in Montagnon. Nel Novecento i lavori si intensificarono, concentrati nell’area archeologica di via degli Scavi da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. Tutta una serie di altre scoperte occasionali tra Abano e Montegrotto Terme avvennero principalmente in relazione ai numerosi interventi edilizi dovuti all’apertura di nuovi hotel termali.

Vari reperti archeologici rinvenuti alle Terme Euganee e sui Colli Euganei.

Abano Terme

Dal centro storico di Abano proviene una punta di lancia in bronzo databile ad un periodo compreso tra X e IX secolo a. C.. Gli archivi del Museo Civico di Padova riportano, come luogo del rinvenimento, “Abano, presso la chiesa”: probabile riferimento alla chiesa principale del paese, il Duomo di San Lorenzo. La data del recupero non è nota, ma certo precedente il 1911. Non si conoscono le circostanze del rinvenimento, né se la lancia fosse originariamente associata ad altri reperti. Sempre nel territorio di Abano Terme sono stati rinvenuti nel corso del tempo diversi oggetti databili tra IV e III millennio a.C. (tardo Neolitico – inizio dell’età del Bronzo) e tra X e VIII secolo a.C. (età del Ferro). Di quest’ultimo periodo risale l’ascia ad occhio “tipo Abano”. Pur non conoscendone il contesto specifico di provenienza, essi costituiscono testimonianza della frequentazione di questo territorio in epoche così remote. Gli oggetti pre-protostorici sono frutto di rinvenimenti occasionali verificatisi a più riprese nel corso del XIX e del XX secolo: poche sono infatti le informazioni sulla Preistoria e la Protostoria del territorio di Abano. Per la Preistoria è possibile ricordare solamente una punta di freccia in selce, ancora inedita e conservata al Museo Preistorico Nazionale di Roma, attribuibile ad un periodo compreso tra IV e III millennio a.C. (tardo Neolitico e inizio dell’età del Bronzo). Solo per la tarda età del Ferro, coincidente con gli ultimi secoli del I millennio a. C., le notizie si fanno meno frammentarie, suggerendo una frequentazione del territorio prevalentemente legata a luoghi di tipo cultuale e votivo.

Montegrotto Terme

Nel corso del tempo numerosi oggetti di età pre-protostorica sono emersi fortuitamente nel territorio comunale di Montegrotto Terme: trattandosi di materiale sporadico, non è possibile disegnare chiaramente il quadro delle caratteristiche dell’insediamento nel territorio all’epoca; tuttavia la sola presenza di reperti attribuibili ad un ampio arco di tempo testimonia l’intensità e la continuità del popolamento antico. Si tratta di numerosi reperti e tra essi molti strumenti litici, attribuiti genericamente al Paleolitico ma con ogni probabilità pertinenti al Paleolitico Medio e Superiore (130.000 – 10.000 anni fa circa), oltre che al Neolitico (VI – IV millennio a.C.) e all’età del Bronzo (II millennio a.C.). Furono rinvenuti anche vasi protostorici riferibili alle età del Bronzo e del Ferro, cioè al II – I Millennio a. C. – e oggi presenti ai Musei Civici agli Eremitani di Padova; alcuni bronzetti votivi e altri reperti dell’età del Ferro (come una una paletta di bronzo) che nelle collezioni museali si trovano oggi associati agli “ex voto” del santuario posto tra Monte Castello e il Colle di San Pietro Montagnon.

Galzignano Terme

Da un punto non ben precisato del comune di Galzignano provengono un’ascia ed un’ascia-scalpello in pietra verde, databili al Neolitico Medio (V millennio a. C.). Asce ed asce-scalpello si trovano spesso associate nelle sepolture dell’epoca, a riprova che venivano utilizzate per svolgere due distinte funzioni. Le due asce sono ricavate da grossi ciottoli naturali, selezionati sulla base della forma e della durezza e quindi sbozzati e levigati per ottenere l’oggetto finito. Nel corso del Neolitico e della successiva età del Rame, le asce di più elevata qualità erano ricavate proprio da ciottoli di pietra verde, in questo caso giadeitite cloromelanitica, che venivano importati anche da luoghi molto lontani: nell’Italia peninsulare questa materia prima è infatti presente quasi esclusivamente nelle aree montane di Liguria e Piemonte.

Battaglia Terme

Dal territorio comunale di Battaglia Terme proviene, a quanto ad oggi noto, un unico reperto di epoca pre-protostorica rinvenuto intorno al 1903: un vassoio in lamina di bronzo ascrivibile alla piena Età del Ferro, con ogni probabilità al V secolo a. C.. Un oggetto molto raro, appartenente ad una tipologia attestata esclusivamente nella bassa pianura padovana e veneziana; secondo l’ipotesi più accreditata questi vassoi venivano utilizzati come presentatoi per le offerte nel corso di particolari cerimonie religiose.

Torreglia

Nel 1882, lungo i versanti del Monte Rua, si rinvenne una statuina in bronzo, integra, alta 6,4 cm. Rappresenta una figura femminile, nuda, in posizione rigida. Lineamenti e attributi sessuali sono resi sommariamente, le braccia, aperte come in un’invocazione o una preghiera, sono limitate a due brevi appendici. La nudità femminile, estremamente rara nella piccola bronzistica protostorica veneta, suggerisce la possibilità che sul colle si svolgessero riti legati al passaggio all’età adulta o più in generale culti legati alla fertilità. Si ignorano però sia il contesto di rinvenimento sia l’eventuale presenza di altri reperti ad essa associati. La statuina potrebbe quindi essere anche il frutto di un atto devozionale isolato.

Arquà Petrarca

Dalla località Mondonego di Arquà Petrarca, alle falde del Monte Calbarina, provengono i più antichi manufatti ad oggi noti sul versante orientale dei Colli Euganei. Alcuni strumenti di selce risalgono al periodo 120.000 – 36.000 anni fa (Paleolitico Medio). Particolare rilievo ha uno strumento in selce della fine del Paleolitico Superiore, che coincise, tra 20.000 e 10.000 anni fa, col concludersi delle glaciazioni. L’importanza di questo manufatto, raccolto in superficie, investe anche la storia naturale. Il fatto che un oggetto così antico non sia stato sepolto da spesse coltri di sedimenti fa infatti pensare che già alla fine del Paleolitico la bassa pianura euganea avesse una conformazione simile all’attuale; plasmata non tanto dai fiumi di età storica quanto dai potenti fenomeni alluvionali e di erosione legati ai cicli glaciali. Numerosi anche gli strumenti di selce del VI millennio a.C. (Neolitico Antico); indizio, con i contesti di V – IV millennio a.C. (Neolitico Medio e Tardo) della vicina Galzignano Terme, della diffusa presenza dell’uomo in queste pianure durante i primi due millenni di storia dell’agricoltura.

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