Montegrotto Terme

La più antica area termale italiana: Un centro ricco di leggende.

Montegrotto Terme

Le Terme di Montegrotto sono da sempre un luogo privilegiato dai turisti provenienti da tutta Europa per i grandi parchi che cingono gli stabilimenti termali e lo stretto contatto con la natura.

Montegrotto Terme, già San Pietro Montagnon fino al 1934, conta circa 11 mila abitanti, si estende per circa 15,25 Kmq ed è meta curativa da più di 2000 anni. Il nome stesso della cittadina ha la sua origine nel toponimo Romano di “Mons Aegrottorum”, cioè monte dei malati. La nascita delle sorgenti termali a Mons Aegrotorum si collega a miti e leggende che risalgono a tempi antichi. Secondo le fonti archeologiche, l’antico santuario lacustre (età protostorica), frequentato da genti venete tra la fine dell’VIII ed il III secolo a.C., sorgeva proprio nell’area tra Monte Castello e Colle Montagnone. Qui, attorno alle acque calde che sgorgano dal sottosuolo, si sono intrecciate nel corso dei millenni le storie di civiltà scomparse, i cui manufatti restano unici testimoni della loro passata esistenza. Nel secondo millennio A.C. i boschi lussureggianti che ricoprivano la pianura, da cui spuntavano le cime dei colli ed emanavano i loro vapori fumanti laghi di acqua calda, erano il territorio della popolazione degli Euganei, cui succedette nel I° sec. A.C. quella dei veneti, che giunsero dall’Illiria. Questi conoscevano molto bene le proprietà terapeutiche delle acque calde di questi luoghi e ne attribuivano la loro origine agli dei (di cui è nota solo la denominazione latina: Aponus). Infatti, ci rimangono piccole sculture rappresentanti parti del corpo umano, dette “ex voto”, che altro non erano che particolari offerte ai malati, guariti dalle acque proprio in quelle parti che rappresentavano in bronzo, gettavano nei laghi votivi in segno di riconoscenza. A partire dal II sec. a.C., con l’avvento dei Romani, il lago perse la sua funzione sacra (dal culto di Aponus, divinità tutelare delle fonti, alla consultazione dell’Oracolo di Gerione) e Montegrotto divenne una grande e rinomata località termale.

Al centro del vecchio nucleo della città sorge la Chiesa dei Ss. Pietro ed Eliseo ed Oratorio della Madonna Nera, ricostruita nel 18° secolo, con campanile romanico su preesistenze fortificate medievali. Sopra il colle centrale (Colle Montagnone) vi era un vasto edificio romano, oggi sostituito dall’imponente mole del Duomo di San Pietro (del 1949). Poco distante troviamo l’estesa Area Archeologica di età repubblicana ed augustea (gran parte del percorso archeologico Aquae Patavinae): tra antiche terme e teatro l’area è tuttora visitabile e riporta alla luce anche importanti ville e dimore patrizie romane. Gli scavi effettuati dalla prima metà del ‘900 hanno scoperto resti di un complesso termale, con 3 vasche per immersioni di varia forma e un sistema di canalizzazione articolato in condotti, scarichi e pozzi di decantazione. Vicino al complesso termale si trova un piccolo teatro del I° secolo ed un ninfeo.

Nei pressi del monte Ceva, sorge una delle numerose Ville Venete presenti nel territorio che è ormai considerata parte del patrimonio locale culturale: Villa Draghi. La costruzione, del 1700, fu di proprietà di varie famiglie, dall’ultima delle quali ha ereditato il bizzarro nome. Attorno alla villa restano le vestigia di quello che fu l’antico giardino nobiliare dove è ancora possibile rinvenire piante insolite per quel tipo di ambiente. Da qui parte il percorso naturalistico “Villa Draghi e Monte Ceva”, uno dei principali sentieri dei Colli Euganei. Nelle vicinanze è ben visibile la Torre al Lago, le suggestive rovine di età tardo medievale, un tempo casa-fortezza della famiglia Dell’Arena, che furono il rifugio di una schiera di banditi capitanati dal famigerato brigante Giovanni Stella nel XIX sec. Un altro fasto a Montegrotto Terme è la cinquecentesca Villa Meneghini Del Negro, appartenuta alla cantante lirica Maria Callas.

Assolutamente da non perdere è la Butterfly Arc, la prima mostra di farfalle “vive” realizzata in Italia. Gli esemplari più belli e più grandi del mondo volano liberi tra piante e fiori nei 3 grandi giardini tropicali: amazzonico, indoaustraliano e africano. La “Casa delle Farfalle” è solo uno dei tanti musei che si possono visitare. Il viale principale di Montegrotto Terme è Viale Stazione su cui si affacciano molti negozi e locali pubblici. Dal viale si può raggiungere comodamente piazzale stazione e la zona pedonale di via Manzoni con la piazza dedicata a Carmignotto (personalità locale) e la fontana a “palla” che ricorda il Sole. Sempre da viale stazione parte via Roma, il cui fulcro è Piazza Roma sede del palazzo del municipio dove si trovano i particolari vetri artistici chiamati anche alberi metallici.
Da piazza Roma partono una serie di strade che portano da un lato a Villa Draghi e dall’altro a Corso Terme, il quale collega Montegrotto alla vicina Abano. Da visitare la Mostra permanente di fossili, minerali e rocce P.G. Omesti, una ricca collezione di materiali provenienti da varie parti del mondo. Infine dal 2014 a Montegrotto ha sede anche la piscina più profonda al mondo: Y-40.

Molto frequentata dai giovani è il Parco Papa Giovanni Paolo II (detto anche parco Mostar) vicino alla zona degli scavi romani. Nel parco Papa Wojtyla si trova la fontana dedicata al primo gemellaggio di Montegrotto Terme con la città di Mostar in Bosnia-Erzegovina.
Il mercato settimanale si tiene il giovedì in Piazza Mercato ed è punto di incontro dei cittadini e motivo di svago per gli ospiti. Il mercato ambulante offre 192 posteggi ed è uno dei mercati più notevoli e vasti della Provincia di Padova. Ogni seconda domenica del mese lungo Viale Stazione e Via Manzoni si svolge il mercatino dell’usato e dell’antiquariato con una presenza di circa 70 espositori.

La leggenda di Berta.
La leggenda narra che nel 1084 Enrico IV di Germania e sua moglie Bertha di Savoia furono ospiti dei signori Da Montagnon (l’antica Montegrotto medievale). Durante questo soggiorno, mentre l’imperatrice vestita con abiti semplici e poco vistosi, si recava in visita alla chiesa episcopale per assistere alla messa, una donna che portava lo stesso nome della regina, Berta, e che veniva dalla campagna la osservò a lungo. La contadina, una povera filatrice tanto bella quanto povera, raccontò alle compagne che la regina non possedeva abiti preziosi ed era vestita assai poveramente; pensò così di regalare all’Imperatrice il suo filo per rammendare gli abiti, implorando clemenza per il suo uomo incarcerato. Berta si presentò a corte, ed in ginocchio disse: “Signora, se non vi dispiace, vi donerei volentieri il mio filo per aggiustare il vostro abito”. La nobildonna stupita dal gesto e dalla sincerità della contadina, ordinò ai suoi soldati di accettare il filo e di donare a Berta e a suo marito, tanta terra quanta ne poteva essere recintata con la matassa di filo che la povera filatrice le aveva donato. In breve si sparse la voce del gesto pietoso della regina e molte altre donne si recarono al castello per ottenere lo stesso beneficio, ma la regina rispose con il famoso detto che ancora oggi pronunciamo per alludere ad un passato che si perde nella notte dei tempi: “non è più il tempo in cui Berta filava”. La leggenda richiama la dinastia da Montagnone, sorta sul Monte donato a Berta, ma secondo alcuni rappresenta solamente leggende popolari, poiché i da Montagnone erano potenti ancora prima del 1090, l’anno della discesa di Enrico IV a Padova. Ed ancora, il motivo del filo è presente in molti racconti di folklore e nelle leggende della fondazione di molte città venete. Ogni anno il Comune di Montegrotto Terme rievoca questa antica leggenda attraverso una bella manifestazione in costume medievale, mentre il nome di Berta rimane legato ai resti di una torre, sul Monte Castello parte del castello-fortilizio medievale, oggi non più esistente, eretto dalla famiglia Montagnone, signori del luogo.

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