Abano Terme durante la Prima Guerra Mondiale

Durante la Grande Guerra Abano Terme assunse inaspettatamente un ruolo di assoluto rilievo.

Abano Terme durante la Prima Guerra MondialeAbano Terme durante la Prima Guerra Mondiale

Durante la Prima Guerra Mondiale Abano Terme era un paese ancora povero, con poco più di cinquemilaseicento abitanti e una decina di alberghi; l’attività prevalente era quella agricola. Dal 1915 al 1917 Abano, che si chiamava ancora Bagni e non Terme, si trasformò in un grande ospedale di riserva per soldati feriti e ammalati che venivano accolti nelle ville e negli alberghi requisiti. In quel breve torno di tempo vi morirono centoventisette militari. Peraltro, proprio grazie alla presenza dell’esercito, la località conobbe importanti progressi quali la realizzazione dell’acquedotto (una piccola rete a uso sanitario) e l’installazione della illuminazione elettrica lungo le principali strade.

Dopo la disfatta di Caporetto la situazione mutò e diversi comandi e uffici militari si trasferirono nel centro termale. L’Hotel Trieste (attuale Trieste & Victoria), come è noto, ospitò il Comando Supremo dell’Esercito Italiano.
L’Hotel Orologio, di proprietà della famiglia Trieste, fu sede della mensa ufficiali nonché luogo di soggiorno per gli ospiti del Comando Supremo. Qui il Generale Armando Diaz invitò a cena Gabriele D’Annunzio e i piloti del volo su Vienna dopo la celebre impresa. All’Hotel Molino (oggi Ariston Molino) era installata la tipografia che stampò i volantini lanciati sulla capitale austriaca. A Villa Moro Malipiero-Rigoni Savioli, si insediò il Comando dell’Artiglieria e del Genio.Nella vicina località di Monteortone, nell’ex convento agostiniano oggi sede della Casa Religiosa di Ospitalità “San Marco”, vennero infine sistemati gli uffici dell’Ordinamento e Mobilitazione e dei Servizi tecnici.

Hotel Trieste

Dopo la disfatta di Caporetto e il conseguente arretramento del fronte sul Piave nell’ottobre del 1917, l’Hotel Trieste ad Abano assunse un ruolo importantissimo: ospitò, infatti, il Comando Supremo dell’Esercito Italiano e in particolare gli uffici dei Generali Armando Diaz e Pietro Badoglio. Parallelamente anche gli altri alberghi e le ville già requisite smisero di funzionare come ospedali militari e divennero sede di alti comandi.
Ma perché venne individuato proprio il Trieste tra le diverse strutture aponensi? La scelta cadde su questo albergo perché era il più moderno tra quelli presenti ad Abano. L’Hotel era stato fatto costruire a partire dal 1912 da Quinto Mazzucato con l’intento che divenisse “l’albergo più bello di tutti”: in quel periodo la cittadina stava ritrovando la vocazione termale che l’aveva resa celebre già in epoca romana e, ancor prima, in età paleoveneta.
Il trasferimento dell’alto comando avvenne nel febbraio 1918. Lo spostamento da Padova, prima, e da Tramonte di Teolo, poi, si era reso necessario al fine di ridurre i rischi per la popolazione e di rendere difficile l’individuazione della nuova localizzazione. In effetti l’attività sanitaria aveva preservato Abano dai bombardamenti e, anche dopo l’insediamento delle autorità militari, sopra i tetti degli alberghi restavano ancora dipinte delle grandi croci che servivano ad avvisare i piloti nemici della presenza di ospedali. Armando Diaz alloggiò nella Suite 110 che, come quelle occupate dagli altri Generali, è stata conservata intatta. Il suo soggiornò durò dal 5 febbraio 1918 al termine del conflitto, anche se probabilmente le stanze furono messe a disposizione già a partire dalla fine dell’anno precedente, come ricorda la targa apposta vicino alla porta d’ingresso della Suite. Da qui partirono gli ordini che consentirono alle truppe italiane di cambiare le sorti di un conflitto che la disfatta di Caporetto sembrava aver condannato al fallimento.
Al Trieste era di casa anche Gabriele D’Annunzio mentre progettava il volo su Vienna. Qui Diaz lesse, corresse, approvò e firmò il Bollettino della Vittoria dell’Italia sull’Austria. In ricordo di questo, il Vate volle che l’albergo Trieste diventasse Trieste & Victoria.
L’Hotel non poté sfuggire al ruolo di protagonista anche nel secondo conflitto mondiale: venne trasformato in ospedale militare, così come altri alberghi, e ciò valse di nuovo ad Abano lo status di città ospedaliera, consentendole di evitare i bombardamenti che hanno portato enormi distruzioni nelle città venete.
Rinnovato dopo la guerra, il Trieste & Victoria è tornato a essere meta del bel mondo di tutta Europa, ma anche di ospiti provenienti dalle Americhe. Tra gli altri vi hanno soggiornato il Patriarca Roncalli (poi Giovanni XXIII), i Capi dello Stato Antonio Segni e Giuseppe Saragat, numerosi Presidenti del Consiglio, da Alcide De Gasperi ad Aldo Moro. Molto esteso è l’elenco delle personalità estere – politici, intellettuali, sportivi e uomini di spettacolo – che qui hanno trovato ospitalità per una remise en forme. Ancora oggi l’hotel mantiene un’incantevole atmosfera fin de siècle, valorizzata da arredi antichi, quadri e opere di valore.

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